Mare: un infinito rapporto d’amore

Chiunque sia nato vicino al mare sa che esiste uno strano rapporto che lega le persone alla distesa d’acqua che si trovano di fronte. Se poi si parla dello Stretto di Messina, nel quale l’orizzonte non è un punto lontano che si intravede a stento nell’immensità dell’azzurro ma un lembo che abbraccia e collega, allora il legame diviene ancora più particolare. Sarà che in queste terre, abbandonate dai giovani e riempite da opere incompiute e promesse mai realizzate, resta sempre meno di cui essere fieri. Eppure il maestoso manto di acqua salata riesce ancora ad infondere nell’uomo un forte senso di appartenenza, in qualche caso, addirittura, d’ orgoglio.

Per chi lo vive quotidianamente non è mai un semplice elemento paesaggistico, uno sfondo, una cornice. Si percepisce come uno di famiglia, un principio generatore. Lo si guarda con profonda tristezza quando si sta per andar via e lo si saluta con gioia quando si ha la possibilità di ritornare a guardarlo. Perché, per chi è cresciuto riconoscendone l’odore, il mare rappresenta sempre e comunque casa.  È una costante dell’esistenza, quasi un bisogno innato.

Quando vivi in una città costiera, molti ricordi della vita sono collegati alle sue onde, tanti stati d’animo, molteplici pensieri. Un patrimonio che si ama e che si teme, sinonimo di vita e di lavoro per alcuni, di tragedia e morte per altri. Una realtà che qualche volta regala burrasche ma che si perdona sempre. In ogni famiglia, dopo tutto, può capire di litigare, di guardarsi con sospetto, di allontanarsi ma alla fine torna sempre la pace. Così accade nel rapporto con il mare, alla fine torna sempre il sereno. Distanziarsi da lui vorrebbe dire rinnegare sé stessi, le nostre origini, la propria storia.

Per questo viene identificato come padre, fratello, un nonno da interpellare nel momento del bisogno. Complice silenzioso di romantiche storie d’amore, protagonista indiscusso di giochi estivi dei bambini e confidente fidato di chi gli sussurra inconfessabili segreti.

Il mare, entità unica eppure ricca di sfaccettature: tela per il pittore, musa per il poeta e purtroppo, spesso, tomba per chi lo naviga in cerca di speranza. È uno specchio che riflette ciò che siamo stati e ciò che stiamo diventando. Ricordo di fasti storici di coraggiosi viaggiatori, conferma dell’indifferenza di chi oggi considera un porto quale proprio possedimento personale.

Il mare proiezione tangibile della nostra anima, cavia muta della nostra bramosia, esempio palese della nostra inciviltà Ferito dalle trivelle e violato dalla plastica, ucciso nell’orgoglio da chi lo sfrutta per collegare e lo osanna per dividerci dall’altro.

È l’azzurro che ci mette di fronte alle nostre responsabilità, alle conquiste e le disfatte personali e collettive.  È un maestro di vita che si ammira tanto ma si ascolta poco. In fondo come scriveva Garcìa Lorca: “Come si può capire qualcosa della vita, e capire a fondo se stessi, se non lo si è imparato dal mare.”