Gino Bartali, l’eroe che sfidò la tirannia di Mussolini

Per molti lo sport rappresenta una vera e propria via di fuga dalla realtà. Una partita, una corsa, una gara o una qualsiasi disciplina, individuale o collettiva, è utile per svagarsi e allontanare i problemi: lo sport aiuta il fisico, la mente ed è una grandissima risorsa per evitare lo stress.

Ma lo sport in passato è stato utilizzato anche come fonte di trasmissione di messaggi forti e decisi. Basti pensare a Gino Bartali che durante il Ventennio si è sempre rifiutato di sottostare al potere del Fascismo e del Nazismo e ha sempre lottato per i suoi ideali di libertà. Gino Bartali, durante il periodo più buio del 1900, con la sua migliore amica (la bicicletta) ha salvato 800 ebrei dalla Shoah.

Il cardinale Elia Dalla Costa, grande amico di Bartali, durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, ha chiesto al ciclista di essere messaggero “divino” e di mandare dei messaggi a tutti coloro che erano perseguitati dai fascisti. Bartali non esitò ed accettò immediatamente di essere il tramite per salvare più vite possibili.

Il bene si fa ma non si dice e sfruttare le disgrazie degli altri per farsi belli è da vigliacchi”. Questa frase di Gino è stata scolpita negli annali della storia dell’Italia: un ciclista, uno sportivo che ha detto NO alla tirannia di Mussolini liberandosi dalle catene che la maggior parte dei cittadini era stata costretta ad accettare.

La sfida al Fascismo e a Mussolini

Bartali in carriera ha vinto 3 Giri d’Italia, 2 Tour de France, 4 Milano-Sanremo, per un totale di 124 vittorie. “Ginettaccio” è stato un grandissimo ciclista e insieme a Fausto Coppi ha dettato legge per diversi decenni. Tra i due c’era una grande rivalità (persino religiosa e politica), ma anche un grande rispetto sia sportivo che umano.

La maggior parte degli appassionati di ciclismo ricorda il mitico passaggio della borraccia durante il Tour de France 1952 sul passo del celebre Galibert. Una rivalità che però con quel gesto toccò i cuori degli sportivi e che fece scrivere pagine e pagine su diversi quotidiani. Gino Bartali ha sempre avuto un carattere estroverso e nessuno poteva mettergli i piedi in testa. Altruismo, umanità e grande spirito di sacrificio erano le virtù di Bartali, insegnate a molti corridori del tempo e tramandate da questi ai propri figli.

Bartali e Mussolini non ebbero mai un rapporto idilliaco: nel 1938 Gino si rifiutò di dedicare la vittoria del Tour de France al Duce. Cosa incredibile per quel tempo, dato che la dittatura fascista aveva spezzato le ali della libertà. Eppure Bartali si mise di traverso e attaccò Mussolini con un gesto molto semplice: dedicò la vittoria alla Chiesa. Da questo gesto iniziò la “guerra” tra il Duce, Hitler e il “Ginettaccio”.

Bartali e gli ebrei: il salvatore venuto dall’Italia

L’ascesa del Fascismo e del Nazismo diventò una piaga per tutta Europa. L’inizio della Seconda Guerra Mondiale nel vecchio continente fu devastante e inaugurò un periodo ricco di sangue e lacrime. Milioni di persone persero la vita per idee di tirannia, mentre le speranze di democrazia erano ridotte a piccoli lumicini. L’Italia, alleata alla Germania, professava ideali poco consoni alla Democrazia e alla libertà di espressione.

Bartali era uno di quelle coraggiose persone che, non accettando questa situazione, si misero subito all’opera per cercare di salvare il maggior numero possibile di innocenti. Gino si unì all’arcivescovo Dalla Costa e all’interno del manubrio e del telaio della bicicletta portò fotografie e documenti d’identità agli ebrei per poter fuggire dalla morte. Ma non è tutto: una volta si presentò sulle Alpi con un rimorchiatore trainato dalla bicicletta e all’interno di esso nascondeva una famiglia ebrea; riuscì anche a nascondere altre persone nella sua cantina.

Per celebrare Bartali, la Israel Cycling Academy, squadra Professional di Israele, ha percorso 195 chilometri da Firenze ad Assisi. Questo perché il “Ginettaggio” ha percorso quei chilometri per portare i documenti necessari agli ebrei per salvarsi da una morte sicura.

Bartali e Israele: il Giro d’Italia 2018 omaggia Gino

Nel maggio del 2018, il Giro d’Italia è partito da Israele. Per la prima volta la carovana in Rosa è partita da un paese all’estremo Est dell’Europa. Infatti il Giro 101 è iniziato da Gerusalemme, luogo di culto per il Mondo ebraico. Molti si domandarono il perché di questa scelta: in onore di Gino Bartali, il salvatore degli ebrei.

Per le tre tappe che si sono svolte in Israele, il popolo sportivo e tutto il resto della comunità israeliana ha assistito allo spettacolo che Bartali amava di più: il ciclismo. Infatti prima della cronometro individuale a Gerusalemme, tutti i ciclisti hanno assistito a varie manifestazioni in onore del “Ginettaggio”. Nel 2013 Gino è stato nominato Giusto tra le Nazioni, e grazie a questa onorificenza lo Yad Vashem ha conferito alla famiglia Bartali nel 2018 la carica di Cittadino Onorario dello Stato di Israele.

Uno schiaffo bello e buono a Mussolini che ancora una volta è stato sbeffeggiato da Gino e dal popolo della democrazia. Al ciclista italiano è stata dedicata anche una canzone: “Bartali”, scritta da Paolo Conte. Il cantautore ha voluto omaggiare Gino per la grande impresa fatta al Tour de France, quando fece fuoco e fiamme.

Farà piacere un bel mazzo di rose e anche il rumore che fa il cellophane
Ma una birra fa gola di più in questo giorno appiccicoso di caucciù.
Sono seduto in cima a un paracarro e sto pensando agli affari miei. Tra una moto e l’altra c’è un gran silenzio che descriverti non saprei.

Oh, quanta strada nei miei sandali, quanta ne avrà fatta Bartali… quel naso triste come una salita, quegli occhi allegri da italiano in gita.
I francesi ci rispettano, che le balle ancora gli girano.
E tu mi fai “dobbiamo andare al cine”… E vai el cine, vacci tu. È tutto un complesso di cose che fa sì che io mi fermi qui. Le donne a volte sì sono scontrose o forse han voglia di far la pipì.

E tramonta questo giorno in arancione e si gonfia di ricordi che non sai
Mi piace restar qui sullo stradone impolverato, se tu vuoi andare, vai.
E vai che io sto qui e aspetto Bartali, scalpitando sui miei sandali.
Da quella curva spunterà, quel naso triste da italiano allegro
Tra i francesi che si incazzano e i giornali che svolazzano.

C’è un pò di vento, abbaia la campagna e c’è una luna in fondo al blu
Tra i francesi che s’incazzano e i giornali che svolazzano. E tu mi fai “dobbiamo andare al cine”. E vai al cine, vacci tu.