“Caramelle” senza zucchero: troppo scomoda per Sanremo?

Oggi la rubrica musicale parlerà di Caramelle, ma il tema non risulterà essere così dolce.

Il 69° Festival di Sanremo

Il prossimo martedì 5 febbraio si apriranno le porte del teatro Ariston di Sanremo, per ospitare la Kermesse musicale più attesa dell’anno. Checché se ne dica, Sanremo è un appuntamento a cui tutti partecipano, fosse anche per soli dieci minuti, fosse anche per una sola delle cinque giornate.

Quest’anno, come è già capitato anche per le edizioni precedenti, il Festival si fa accompagnare da un chiacchiericcio non da poco. Al di là delle critiche verso la conduzione, verso le scenografie, i cantanti in gara, i vari cachet, i super-ospiti e quant’altro, quest’anno il vero rumor è stato relativo ai brani ammessi.

“Caramelle” senza zucchero

O, per meglio dire, è stato relativo a un brano in particolare che è stato escluso dalla gara: Caramelle, frutto di un’inedita collaborazione tra Pierdavide Carone, cantautore “figlio” di Maria De Filippi che era già stato all’Ariston con Lucio Dalla poco prima della scomparsa con il brano “Nanì”, e i Dear Jack, anche loro provenienti dal talent Amici e già visti a Sanremo nelle scorse edizioni.

Lungi dal giudicare i talenti dei ragazzi, si è deciso di parlare di questo caso nella nostra rubrica musicale per via del testo della canzone “Caramelle”. Il tema è quello delicatissimo della pedofilia e gli autori sono riusciti a rendere con questo brano una fotografia assolutamente verosimile della realtà contemporanea.

L’analisi del testo

Una fotografia forse uscita fin troppo bene per uno spettacolo come Sanremo. Ma vediamo nel dettaglio questo testo.

Ciao, sono Marco e dieci anni è la mia età. Ho i capelli biondi e vado in Quarta A. Tranne la matematica, a me piace studiare. Mio papà e mia mamma hanno un negozio alimentare. Ho una sorella, cinque anni più di me, e un fratellino che sta per nascere. E non vedo l’ora che arrivi in fretta maggio, ché se farò il bravo potrò tenerlo in braccio.

Il mio migliore amico si chiama Giosuè, pensa che anche in classe siede vicino a me. Poi alla campanella voliamo come piume e finché fa buio tiriamo sassi al fiume.

Il testo è strutturato in tre momenti: il monologo iniziale, appena citato, riguarda un bambino di dieci anni appena, di nome Marco, che presenta se stesso e la sua famiglia come fosse un tema per la scuola. È un bambino come tanti altri, pieno di sogni, speranze per il futuro, una normale famiglia e tanta voglia di giocare.

La paura di ogni genitore

Ieri pomeriggio però lui si è ammalato, e perciò alla fine da solo sono andato. E, mentre giocavo, uno strano sconosciuto prima mi ha guardato e poi si è avvicinato.

La terza strofa inizia a descrivere, sempre per voce del bambino, uno scenario che è probabilmente l’incubo più oscuro di ogni genitore. Un uomo, adulto, prende di mira il bambino, solo, e gli si avvicina. Già qui, con un minimo di empatia, si possono sentire i primi brividi lungo la schiena.

E con fare misterioso ma gentile si è seduto accanto a me sopra il pontile, e prima che io prendessi un sasso da tirare lo strano sconosciuto ha cominciato a dire:

Prendi la mia mano bambino, e vieni nel bosco. No che non sono un estraneo, io ti conosco. Nel mio silenzio il ricordo di cose più belle, il colore delle stelle…

Il bambino riporta le parole dell’uomo e l’attenzione si sposta alla voce di lui. Prendi la mia mano, non sono un estraneo, ti parlo di cose stupende… ma a che prezzo? Ci viene presto detto:

Mentre prendi la mia pelle, in cambio un sorriso e due caramelle.

E se fosse una ragazza?

Ecco, forse è questo il vero colpo al cuore della canzone “Caramelle”. Qui si interrompe il primo racconto, lasciando un senso d’ansia e disagio in chi si prende il tempo di ascoltare con calma queste parole. Il racconto successivo è uno scenario un po’ diverso: la voce è quella di una ragazzina, alle prese coi problemi della sua età.

Ciao, sono Marica e ho fatto quindici anni. Sono già un’adulta e ho fatto molti sbagli. Primo, mettermi con Luca invece che con Dario… Sì, forse è più bello ma troppo autoritario.

E così, per dispetto, sono uscita con le amiche e dopo una per una a casa siam tornate. Che palle, casa mia è sempre l’ultima, in fondo a quella via buia e torbida.

E come non bastasse, è anche scoppiato il temporale! Ho fatto anche lo shampoo stamattina, porco cane! Perché da qualche tempo il mondo è un’agonia? Qualsiasi cosa faccia è sempre colpa mia.

Marica si presenta, come Marco, raccontando di sé e della sua vita. È una ragazza di 15 anni, si sente già grande per via delle prime esperienze provate, e così come quasi tutte le ragazze della sua età la sera esce con le amiche e torna a casa da sola. Inizia qui l’incubo dei genitori di ragazzi adolescenti.

La vita non è un film

Fortuna che un signore mi ha offerto un passaggio. Non l’ho mai visto prima però mi sembra saggio. La vita non è un film, cosa vuoi che mi succeda? E mentre penso questo all’improvviso cambia strada.

La vita non è un film, cosa vuoi che mi succeda? Quante volte anche noi abbiamo pensato una frase del genere? Magari non per affidarci a un estraneo, magari non in preda a questa stessa depressione di Marica, ma è un pensiero semplice che un ragazzo adolescente fa molto spesso.

Il resto della canzone è un continuo rincaro dell’agonia, con l’alternarsi delle parole dell’uomo, uguali a quelle dette al bambino, e la voce delle vittime che implorano pietà:

Ti prego, fa’ in fretta ciò che devi fare… Ti prego, fallo in fretta senza farmi male… Ti giuro, non avrò niente da raccontare però fa’ in fretta così torno a respirare…

Ti giuro, non avrò niente da raccontare. Sì, perché troppo spesso i ragazzi, i bambini, ma anche le vittime di violenza a prescindere dall’età, non hanno il coraggio di dire cosa è successo loro. Hanno paura di essere giudicati, di sentirsi dire che è colpa loro, così se ne convincono da soli e tengono tutto dentro con conseguenze imprevedibili per la loro persona.

A Sanremo, sì o no?

Non siamo in grado di giudicare, in questa sede, Caramelle come brano complessivo, e dire quindi se era il caso ammetterla o meno alla kermesse sanremese.

Sicuramente però siamo in grado di affermare che questo testo va ascoltato, va fatto ascoltare e bisogna riflettere. Non è una storia di fantascienza quella raccontata, né un caso isolato. Marco e Marica potrebbero essere i figli, i fratelli di chiunque. Potrebbero essere chiunque.

Queste situazioni non sono davvero lontane come si potrebbe credere. È un errore pensare “La vita non è un film”. Proprio perché la vita non è un film bisogna stare molto più attenti, che poi il finale arriva e non è quello sperato.