Marco Simoncelli e la sua corsa dentro i cuori

Andare in pista significa sfidare le leggi del mondo, significa domarla e dare il 101% in più, significa sfidare la morte e batterla ad ogni curva o rettilineo. Essere un grande pilota quale era Marco Simoncelli, invece, significa anche dare spettacolo per le tribune, essere idolo dei ragazzini rimanendo sempre se stessi: un modo piacevole per farsi rispettare prima come uomo e poi come pilota.

Un giovanotto che somigliava a una rock star, che amava essere un fanciullo pieno di vita, un amicone, un genio nello scherzo e solo alla fine un pilota o, per meglio dire, un centauro. I suoi anni in pista hanno dimostrato che oltre ad avere la stoffa del campione aveva la stoffa del genio della moto, una dote di pochi.

La classe di Marco era pazzesca: le piagate in curva, i sorpassi al limite dell’impossibile erano mescolati al sorriso e alla battuta. Marco era un burlone, un ragazzo solare che aveva un sogno: essere immortale, ma rimanendo umile. Era un ragazzo umile che si divertiva lavorando. Non viveva sotto le luci della ribalta come una star di Hollywood, non aveva bodyguard che lo proteggessero: il suo scudo erano i fan, che ad ogni gara di MotoGP alzavano bandiere col numero 58 e impazzivano solo per avere una sua stretta di mano o una foto-ricordo.

La carriera di Sic è iniziata nella 125 cc con l’Aprilia ma stentava ad avere successo. Un talento forse poco espresso, ma che non impediva al cuore di Marco di battere a 300 km\h. Il salto nella 250 cc è stato memorabile: con la Gilera nel 2008 vince il suo primo (e unico) mondiale battendo tutti. Un risultato pazzesco.

Un incredibile e doloroso incidente

Marco è sempre stato un guascone, pronto a regalare un sorriso ai suoi fan più giovani ma anche a quelli col doppio dei suoi anni. Era un bambino dentro il mondo dei grandi, distinti e sempre imbronciati. Marco era amato da tutti proprio per il suo essere un Peter Pan cresciuto alla sua maniera: un professionista che non si prendeva mai sul serio.

Questa sua capacità lo ha reso il pilota italiano più amato di questa ultima decade. Per questo, quando il 23 ottobre 2011, a Sepang, Marco Simoncelli è deceduto a causa di un fatale incidente in pista, tutti gli amanti dello sport in generale si sono chiusi nel silenzio.
Un incidente che ha dell’incredibile: il casco del pilota si è slacciato ed è stato travolto dalle moto di Edwards e di Rossi. La situazione, da subito grave, ha tenuto tutti col fiato sospeso, finché Paolo Beltramo, suo grande amico, ne ha annunciato la morte. Due parole ma dal significato mostruoso: “È finita”.

Marco Simoncelli, 24 anni, si spegne alle 16.56 (ora locale, le 10.56 in Italia) a Sepang, nel centro medico del circuito malese. Il dolore è passato di cuore in cuore, da Beltramo alle lacrime di Rossi che su Twitter ha scritto: “Il Sic per me era come un fratello minore tanto duro in pista come dolce nella vita. Ancora non posso crederci, mi mancherà un sacco”. Daniel Pedrosa, ex Pilota Honda, ha esternato il suo dolore, come riportato da La Stampa: “Alle volte ci si dimentica di quanto sia pericoloso questo sport – le parole di Pedrosa – Sono cose che non dovrebbero succedere”.

Una morte assurda che ha tolto il giovane Peter Pan dal realizzare il suo sogno: essere sé stesso. Paolo Beltramo a Sky Sport nel 7° anno della morte di Sic ha dichiarato:

La mancanza di Marco Simoncelli e del suo 58 non è soltanto limitata alla pista, infatti, ma sconfina nel mondo: delle corse, dello sport, dei personaggi popolari. Ci mancano quei suoi messaggi dolci, puri, in un mondo dove quelli come lui sono sempre più rari. Ci manca il combattente consapevole del suo privilegio, il sorriso convinto, la lealtà, la semplicità, la capacità di divertirsi, la sua dolcezza con i meno fortunati…tante, troppe cose. Ci resta il ricordo, il dolore, il vuoto, questa assenza così pesante da sembrare presente.

Marco e gli amici di sempre: il ricordo di Paolo Beltramo

Si vive di più andando 5 minuti al massimo su una moto come questa di quanto non faccia certa gente in una vita intera”. Marco Simoncelli con questa frase ha racchiuso la sua filosofia di eterno Peter Pan. Un grande personaggio che non ha mai mentito a nessuno. Il suo modo di parlare da romagnolo DOC è immortale: sempre con la battuta pronta e pieno di barzellette spassose.

Paolo Beltramo a Sky Sport nel 7° anno della morte di Sic ha dichiarato:

La mancanza di Marco Simoncelli e del suo 58 non è soltanto limitata alla pista, infatti, ma sconfina nel mondo: delle corse, dello sport, dei personaggi popolari. Ci mancano quei suoi messaggi dolci, puri, in un mondo dove quelli come lui sono sempre più rari. Ci manca il combattente consapevole del suo privilegio, il sorriso convinto, la lealtà, la semplicità, la capacità di divertirsi, la sua dolcezza con i meno fortunati…tante, troppe cose. Ci resta il ricordo, il dolore, il vuoto, questa assenza così pesante da sembrare presente.

Una canzone per il Sic

Marco Simoncelli è stato amato da tutti e osannato come una star… normale. Proprio grazie a questa normalità è diventato il pilota più amato di tutti. Ha vinto poco ma la sua voglia di vivere lo ha portato al di sopra di ogni vittoria. Nel 2012 Debora Vezzani, con la collaborazione di Mogol, ha scritto una canzone dedicata al Sic: “Marco non ci lasciare…. Tu sei libero come il mare. Marco non ci lasciare tu sei bello come il mare”. Parole che se ascoltate con il cuore fanno scendere lacrime vere.

Un dolore che viene leggermente spezzato da Loris Capirossi che, interpretando la voce del Sic dice: “Dio Bò come sono belle, corro tra le stelle”. Un messaggio semplice che Loris ha voluto omaggiare i fan del Super Sic, un po’ come se Marco volesse dire a tutti: “Ehi, sono qui… dentro di voi! Dio bò che bello”.

Marco vive nei cuori di tutti

È proprio vero: Marco Simoncelli vive dentro gli appassionati del mondo a due ruote a motore. Il Sic è riuscito a farsi amare, farsi rispettare da tutti. Anche da coloro che non conoscono la storia del Motomondiale. In più ieri, Paolo Simoncelli, nel ricordo del figlio è stato il testimonial dell’Inaugurazione di Casa Marco Simoncelli, ovvero un centro per disabili a Coriano che aiuterà tutti i bisognosi a tornare al sorriso.

Marco è questo: anche nell’assenza (nessuno muore se viene sempre ricordato) regala sorrisi e gioie a tutti. Marco è sempre vivo nei cuori di chi gli vuole bene e soprattutto di chi lo ha conosciuto.

Sky Sport nel 2017 ha realizzato un film che raccoglie le sue avventure fuori dalla pista. Un docufilm narrato da Guido Meda, storica voce del Motomondiale, da Paolo Simoncelli e da Paolo Beltramo. Un tuffo nella vita del Sic che ha svelato le ”stranezze” di casa con le burle, i ricordi e il dolore dei suoi amici di sempre.

Possiamo spendere tante parole sul Sic, tanti ricordi, emozioni e lacrime. Marco era tutto e niente… anzi era solo IL SIC. Da pochi giorni ha fatto il compleanno e sono sicuro che per festeggiare ha gareggiato contro i centauri più forti di sempre tagliando il traguardo col suo solito sorriso sulle labbra.